Originale di una preghiera pubblicata a Napoli nel 1842 da padre Francesco della Passione, carmelitano scalzo, scelta dai nostri avi come testo dell'appassionato Inno che oggi ancora si eleva, segno di ringraziamento e di intercessione per chi crede e spera.  

 

 

O Crocifisso
tutt'amoroso
qual dolce sposo
t'abbraccerò.

Per contemplare
in Paradiso
il Tuo bel viso
seguiterò.

Con cor fervente
l'orme penose
Tue sanguinose
seguiterò.

E sul Calvario
in pianto amaro
per Te, mio caro,
mi struggerò.

I Tuoi tormenti
lassù piangendo
andrò dicendo:
chi lo svenò?

La cara Croce
spesso baciando
e lacrimando
sospirerò.

E sulle spalle
il santo Legno.
Qual dolce pegno
m'addosserò.

 

 

Oh! Quanto affetto
Tu mi portasti
Oh! Quanto amasti
chi non t'amò!

Per amor mio
assai patisti
per me moristi
lo so, lo so.

Or io pensando
alle Tue pene,
mio sommo bene,
che mai farò?

Questa mia vita,
con il cor mio
a Te, mio Dio
consacrerò.

Di mille faci
già m'arde il petto,
o mio diletto,
con Te morrò.

E la mia vita
con il cor mio
a Te, mio Dio,
consacrerò.

E le Tue pene
sovr'il mio cuore
con stil d'amore
m'imprimerò.

 

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